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Il rischio di infarto nei pazienti oncologici

trattamenti anti-cancro possono avere ripercussioni negative sulla salute del cuore e dei vasi sanguigni: tali effetti vengono riscontrati in un paziente su tre, anche se le indagini in questo ambito dimostrano che il fenomeno è ancora decisamente sottostimato. Ecco perché si rivela fondamentale la collaborazione tra i cardiologi e gli oncologi, utile per garantire progressi: come quelli che si sono registrati nel corso degli ultimi dieci anni, con il nostro Paese che è diventato un punto di riferimento in tale campo. Se è vero che l’oncologia nella nostra epoca fa segnare successi molto importanti, dunque, è altrettanto vero che le cure che possono salvare una persona da un tumore rischiano di compromettere la salute del suo cuore.

La ricerca

Uno studio recente che ha indagato le cause di decesso di poco più di 1.800 pazienti che sono sopravvissuti a un tumore ha evidenziato, in un follow-up di sette anni, che più di tre pazienti su dieci sono morti a causa di disturbi cardiaci, mentre uno su due è deceduto per colpa del tumore. Traducendo i freddi numeri in analisi, questo significa che tra i superstiti a un tumore uno su tre muore per le conseguenze delle terapie oncologiche a cui si è sottoposto.

Come si può prevenire una situazione tanto grave? Per esempio attraverso il ricorso a una struttura cardioncologica, a condizione che ciò si verifichi prima della scelta della terapia oncologica e già al momento della diagnosi. In questo modo sarebbe possibile individuare nel paziente possibili fattori di rischio a livello cardio-vascolare, per poi aggredirli: è il caso del diabete e dell’ipertensione, ma anche degli eccessi di trigliceridi o di colesterolo nel sangue. Non solo: con questa procedura sarebbe più semplice intervenire in tempi rapidi nel caso in cui si riscontrassero delle malattie del cuore non diagnosticate in precedenza, come le aritmie, la cardiopatia ischemica o la disfunzione ventricolare sinistra.

La prevenzione in ambito cardiologico

Come si può scoprire chiedendo informazioni per esempio ad un cardiologo di Bolzano, la prevenzione è sempre indispensabile. Le ricerche in materia stanno dimostrando che il problema degli effetti collaterali delle terapie anti-cancro sul cuore sta diventando sempre più grave, tenendo conto del fatto che il progressivo invecchiamento della popolazione fa sì che sia sempre più elevato il numero di pazienti che giungono a una diagnosi di tumore con cardiopatie silenti o con fattori di rischio cardio-vascolari. Basti pensare che le donne con più di 50 anni con un tumore al seno rischiano di morire più per problemi di cuore che non per una recidiva del cancro.

Insomma, mentre si focalizza l’attenzione sulla rimozione del cancro, si finisce per distrarsi o per non badare ad altri problemi, che non vengono trattati come sarebbe necessario o, peggio ancora, non sono proprio riconosciuti. Si potrebbe definire questo errore come il frutto di una prospettiva sbagliata, visto che i fattori di rischio cardio-vascolare, nel caso in cui non siano trattati in maniera adeguata, incrementano la probabilità di eventi cardiaci avversi sia dopo una terapia a base di farmaci biologici che dopo una chemioterapia.

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